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Breve storia delle Acli: le origini e Achille Grandi



I lavori del convegno che si svolse nei giorni 26 - 28 agosto 1944 a Roma, presso il convento di Santa Maria sopra Minerva, segnano la nascita “ufficiale” delle Associazioni Cristiane dei Lavoratori Italiani. Tale convegno rappresentava le conclusioni di un gruppo di studio formato da Achille Grandi, Piercostante Righini, delegato centrale dei lavoratori della Gioventù italiana di Azione cattolica, Vittorino Veronese, segretario dell’Istituto cattolico di attività sociali, Luigi Palma della presidenza dell’Azione cattolica, esperto di problemi del lavoro e della formazione professionale, Silvestra Tea Sesini, dirigente dell’Unione Donne di Azione cattolica, Giulio Pastore e Lamberto Giannittelli in rappresentanza della Democrazia Cristiana che aveva lavorato per dar vita ad un nuovo movimento completo e specializzato, dove i lavoratori potessero trovare risposta a tutti i loro bisogni, dalla formazione spirituale all’assistenza sociale, all’abilitazione sindacale”.


Con una piena convergenza verso le maggiori correnti politiche dell’epoca che, già da tempo, intrattenevano quei rapporti che avevano portato, due mesi prima, alla firma del Patto di Roma del 9 giugno 1944 e la costituzione del sindacato unitario, la Confederazione Generale Italiana del Lavoro.

In verità, quello che sarà ricordato come il “Patto” era una “Dichiarazione” (della quale, di seguito, si riporta il preambolo) che era stata firmata da Giuseppe Di Vittorio per i comunisti, Achille Grandi per i democratici cristiani e da Emilio Canevari per i socialisti (mancava la firma di uno dei più grandi propugnatori di questo progetto unitario, Bruno Buozzi, che era stato ucciso dai nazisti il precedente 4 giugno).



L’impegno e la determinazione di Grandi, sostenuto da mons. Giovanni Battista Montini, vedevano le ACLI come “espressione della corrente cristiana in campo sindacale” e, pertanto, con lo scopo principale di coordinare e formare i lavoratori cristiani del sindacato unitario, contribuendo a salvaguardare la specificità ed il patrimonio ideale del cattolicesimo sociale all’interno della nascente organizzazione.

L’11 marzo 1945, a conclusione del I° Convegno Nazionale (che, però, aveva la presenza di esponenti provenienti dalle sole province fino ad allora liberate), lo stesso Pontefice Pio XII le definirà come “cellule dell’apostolato cristiano moderno”.


Ma già questi primi mesi del 1945 sono caratterizzati da un forte (e, qualche volta, anche aspro) dibattito tra i massimi dirigenti delle ACLI, della Democrazia Cristiana e di influenti sindacalisti cristiani in ordine alla direzione della corrente sindacale; confronto che aveva convinto lo stesso Grandi a lasciare, già nel febbraio, la presidenza delle ACLI per dedicarsi interamente all’impegno nel sindacato unitario.

Gli era succeduto Ferdinando Storchi, proveniente dall’Azione cattolica e sostenitore della funzione pre-sindacale, in base alla quale il ruolo essenziale delle ACLI doveva essere quello di formare la coscienza religiosa che doveva sostenere i lavoratori nella loro azione sindacale. Tesi, questa, che verrà sancita, qualche mese dopo, dal primo Congresso Nazionale (Roma, 25-28 settembre 1945).


Fin da questi primissimi anni di vita le ACLI si configurano, però, come un movimento atipico dell’universo cattolico: nate sotto gli auspici della gerarchia cattolica (che esprime un “assistente ecclesiastico” nella figura di monsignor Luigi Civardi) hanno la “particolarità” di gestirsi come una struttura organizzativa autonoma e democratica.

Questo permette che già alla fine del 1945 possano contare di una significativa organizzazione territoriale capillare costituita da circoli, comitati provinciali e organi centrali.

Il circolo è, fin dall’inizio, il centro di convergenza dei lavoratori e delle relative organizzazioni specializzate nel territorio. Nel settembre 1945 se ne contavano 250; che, con la piena normalizzazione post-bellica del nord, diventano, all’inizio del 1946, 1.846; per salire nel 1947 a 3.690 e nel 1948 a 4.825.


Del 3 aprile 1945 è la costituzione del Patronato ad opera di Giulio Pastore, primo segretario delle ACLI, “quale organo delle Associazioni cristiane lavoratori italiani, per i servizi sociali dei lavoratori”; del 2 maggio 1947 la formalizzazione di Acli Terra per un’organizzazione più puntuale degli agricoltori; e, sempre in quel periodo, viene avviato il radicamento in Francia, Svizzera, Belgio e Germania tra i lavoratori italiani emigrati.

Gli ultimi mesi del 1947 cominciano a registrare, soprattutto nel mondo politico ma anche in quello sindacale, tensioni sempre più frequenti e con crescenti difficoltà di dialogo che determineranno il superamento di quello spirito unitario che aveva motivato e animato l’ultimissima fase della seconda guerra mondiale ed i primi anni della Repubblica.

I tormentati eventi (anche delle ACLI) del 1948 sono, ormai alle porte.


Achille Grandi è il fondatore riconosciuto e primo presidente delle ACLI. Già segretario della Confederazione Italiana del Lavoro nell’ultima fase delle libertà sindacali prima dell’avvento del Fascismo, capì subito, diversamente dalla maggior parte degli altri ambienti del mondo cattolico, la gravità della Marcia su Roma e delle umiliazioni a cui veniva sottoposto il Parlamento. Difese con forza le organizzazioni cattoliche dalle minacce delle Corporazioni Fasciste e nel 1926 si convinse che, pur di non scendere a patti con il regime, era preferibile sciogliere la CIL; decisione, questa, che venne assunta ancor prima della pubblicazione del decreto di soppressione emanato dal governo fascista.


Critico nei confronti dell'Istituto Cattolico per le Attività Sociali per le tiepide posizioni che andava ad assumere, rifiutò ogni collaborazione e collusione con il regime e, per vivere, riprese a svolgere l’attività di tipografo che aveva cominciato a praticare, nel 1894, a soli 11 anni. Appena adolescente si era impegnato per organizzare le masse cattoliche secondo lo spirito della Rerum Novarum e a dare impulso alle nascenti organizzazioni sindacali cattoliche. Dal 1907 al 1914 ricoprì la carica di segretario della direzione diocesana di Como dell'Unione Popolare fra i Cattolici d'Italia e, negli stessi anni, frequentò la Scuola superiore cattolica di scienze sociali ed economiche di Bergamo.


Impegnato, poi, nella Lega cattolica del lavoro di Monza, assunse la carica di vicepresidente, prima, e di presidente, nel 1918, del Sindacato Italiano Tessile, entrando, così, nell'esecutivo nella Confederazione Italiana dei Lavoratori, la neonata organizzazione sindacale guidata dal presidente Giovanni Gronchi fino al 1922. Grandi gli subentrerà e guiderà la CIL fino al 1926, quando, come prima accennato, verrà deciso il suo autoscioglimento.

Nel 1919 era stato tra i fondatori del Partito Popolare ed eletto deputato nelle sue liste nella provincia di Como. Con il ripristino delle libertà democratiche, aderì alla Democrazia Cristiana, dove venne nominato membro della prima Direzione Nazionale di quel partito come componente della corrente di sinistra; quindi eletto deputato nell’Assemblea costituente.

Ma il suo impegno pubblico era già ripreso fin dal 1943, subito dopo la caduta del regime fascista, allorquando il Capo del Governo, generale Pietro Badoglio lo aveva nominato Commissario straordinario dei Lavoratori dell’Agricoltura. Firmatario del Patto di Roma per i democratici cristiani, era stato tra i più attivi del gruppo di studio che nell’agosto del 1944 aveva fatto nascere le Associazioni Cristiane dei Lavoratori Italiani, diventandone il primo presidente nazionale.


Scriveva nel 1945: "Le Acli sorgono per continuare la tradizione fra i cattolici che intendono studiare ed operare, non solo per la difesa del patrimonio religioso nella franca manifestazione della loro fede, ma per l'attuazione dei principi sociali così come sono stati insegnati nelle encicliche e nei messaggi del supremo magistero della Chiesa cattolica".

Si dimetterà da Presidente ACLI dopo soli 6 mesi per dedicarsi completamente all’impegno nel sindacato unitario. Morirà il 27 settembre 1946.

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