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Breve storia delle Acli: le Acli negli anni 1948-1950

Già alla fine del 1947 molto forti erano le incomprensioni che, in Italia, pesavano sulle relazioni tra le diverse componenti del mondo politico, soprattutto in conseguenza dell’adesione al piano Marshall (5 giugno 1947), della nascita del Cominform (22- 27 settembre 1947) e del consolidamento, dei due blocchi contrapposti del comunismo e dell’anticomunismo; con inevitabili conseguenze, anche, a livello sindacale dove, dopo il Patto di Roma, si ritrovavano, ancora nella CGIL unitaria, le componenti cattolica, socialista e comunista.


Dopo le elezioni politiche 18 aprile 1948 le divergenze diventarono sempre meno conciliabili e tali che -in conseguenza della proclamazione dello sciopero generale in seguito al ferimento, il 14 luglio 1948, del segretario del Partito Comunista Italiano, Palmiro Togliatti- la corrente cristiana interna alla CGIL ritenne denunciare un palese appiattimento della Confederazione sulle posizioni del PCI, e quindi un intollerabile tradimento del Patto di Roma, che prevedeva l'indipendenza del sindacato dai partiti politici.

Molto forti e chiare erano state, peraltro, le parole che il Sommo Pontefice, Pio XII aveva indirizzato alle ACLI solo pochi giorni prima, il 29 giugno 1948: “Se la forma presente del Sindacato venisse a mettere in pericolo il vero scopo del movimento dei lavoratori, allora le «Acli» non verrebbero certamente meno a quel dovere di vigilanza e di azione, che la gravità del caso richiedesse”.


Così, nel corso del Congresso straordinario dal 15 al 18 settembre 1948 il gruppo d'ispirazione cristiana della CGIL, insieme alle ACLI e ad altri gruppi legati alla Democrazia Cristiana, guidati da Valentino Bertossi, decidono di separarsi e dar vita ad una nuova esperienza su principi di indipendenza e non confessionalità. Sotto la guida di Giulio Pastore si costituisce un secondo, distinto sindacato, la Libera Cgil, che dal 1950 diventerà la Cisl. Le ACLI confermano la loro autonomia e, rinnovando la fiducia al presidente Ferdinando Storchi, si vanno a configurare come “movimento sociale dei lavoratori cristiani” con un forte impegno verso tre settori specifici:

-la formazione, volta a fornire ai lavoratori gli strumenti di una cultura completa, umana e cristiana, personale e sociale;

-l'azione sociale, intesa come insieme di iniziative capaci d'incidere sull'organizzazione della società; i servizi sociali, cioè strutture capaci di fornire aiuto ai lavoratori (patronato, cooperative, istruzione professionale, ricreazione sociale, ecc.).


Inizia, però, un periodo di grave e profonda crisi di identità per il movimento aclista: perché -persa l’investitura sindacale, “dissanguata” l’organizzazione di moltissimi quadri dirigenti e militanti a favore del nuovo sindacato- insorgono pesanti incertezze sia da parte dei tanti ambienti che avevano sostenuto l’esperienza delle ACLI sia all’interno dello stesso movimento sull’opportunità di continuare a mantenere in vita un organismo che aveva, oggettivamente, spazi di azione molto più circoscritti di prima.


Difficoltà che, però, vengono ben presto superate, anche in conseguenza della lettera scritta, per volontà di Pio XII, da mons. Giovan Battista Montini il 15 settembre 1949 nella quale, tra l’altro, si leggeva: “ (…) Poiché recenti avvenimenti nel campo delle organizzazioni del lavoro hanno determinato in alcuni ambienti perplessità e incertezze circa le funzioni delle ACLI e i loro rapporti con le altre Associazioni affini quasi che ne fosse ormai superflua l’esistenza e la funzione, Sua Santità, sempre così paternamente sensibile alle assillanti questioni delle classi lavoratrici, desidera far pervenire, per mio mezzo, al detto Consiglio Nazionale la Sua attesa parola illuminatrice e confortatrice. […] Occorre che quanti hanno a cuore l’elevazione e il vero benessere, oltre che materiale, morale e religioso dei ceti operai in Italia, vedano nelle A.C.L.I. lo strumento, nelle presenti circostanze, più adatto a meglio rispondere al raggiungimento di sì altro scopo […]. Rimane così sancita l’indiscutibile opportunità della permanenza e della missione delle A.C.L.I. (…)” .


Riprendono, quindi, con rinnovato forte vigore le storiche consolidate azioni delle ACLI ed, al tempo stesso, rilanciate quelle di più recente istituzionalizzazione (il settimanale Azione Sociale che era stato fondato ad inizio anno, il 23 gennaio 1949  ed il Movimento femminile che aveva tenuto il suo primo congresso ad Assisi dal 16 al 19 luglio 1949); nel precedente mese di giugno era stata, anche, sancita la nascita della Gioventù aclista che superava, definitivamente, la rottura dell’accordo di collaborazione che le ACLI avevano intrattenuto con la Gioventù italiana operaia cattolica (Gioc), fin dal 1946.


In tale contesto si organizza il terzo Congresso Nazionale delle ACLI che si svolse a Roma dal 3 al 5 novembre 1950 sul tema “Con Cristo per la classe lavoratrice” approvando un chiaro programma sociale “per una società cristianamente fondata sul lavoro” e “un metodo di presenza aclista” che guiderà le Acli per tanti anni con un’azione diretta “a titolo di movimento” ed un’azione indiretta espressa dai quadri inseriti nelle strutture sociali, a partire dal partito della Democrazia Cristiana e dal sindacato CISL.

I lavori di questo terzo congresso nazionale erano stati fortemente orientati da un preciso ordine del giorno del quale, di seguito, viene ricordata la premessa principale:





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